F.A.Q.

Quesito:
La mia azienda ha preso in fitto un locale ad uso ufficio nel 2014. Questo locale ha una dichiarazione di conformità con annesso progetto, datata 2009, commissionata da una azienda terza che ha avuto sede nel suddetto locale dal 2009 al 2014. Dal carteggio in mio possesso, la dichiarazione di conformità non è stata trasmessa all’organo competente né nel 2009 e né nel 2014 anno di insediamento della mia attuale azienda. Inoltre mancano anche i verbali visite periodiche effettuate ad oggi. Come mi devo comportare? Quali percorsi attivare?

Risposta:

Il DPR 462/01 stabilisce che il datore di lavoro invii copia della dichiarazione di conformità (non è necessario spedire anche gli allegati: progetto, relazione tipologica dei materiali utilizzati, …) alla ASL o ARPA (varia da Regione a Regione) ed INAIL (l’ISPESL è stata accorpata all’INAIL da qualche anno).

Nei comuni in cui è attivato (tutti), la comunicazione deve essere inoltrata per il tramite del SUAP (Sportello Unico per le Attività produttive). L’esperienza mi ha insegnato che, di fatto, viene accettato anche l’invio diretto agli Enti prima citati (ASL o ARPA e INAIL) senza passare per il SUAP.

In pratica l’impianto deve essere denunciato.

Questo perché con il DPR 462/01 la dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore equivale a tutti gli effetti ad omologazione dell’impianto di terra. Lo Stato si è però riservato (giustamente) la possibilità di esercitare un controllo sugli impianti messi in servizio che, in pratica, si traduce in un controllo sull’operato dell’installatore (anche se questo controllo a campione è pagato dal datore di lavoro). La comunicazione di messa in servizio nonché l’eventuale controllo a campione, è infatti, il più delle volte, effettuato sui cosiddetti “primi e nuovi impianti”.

Il DPR 462/01 prescrive che detta comunicazione sia effettuata dal datore di lavoro entro 30 giorni dalla data di messa in servizio dell’impianto. Possono peraltro esistere casi in cui tale comunicazione sia effettuata successivamente, come ad esempio del caso di una ditta che si “trasforma” con l’ingresso di lavoratori, così come definiti dal D. Lgs 81/08. In questo caso l’obbligo di denunciare l’impianto è introdotto dall’ingresso dei lavoratori (l’oggetto della tutela sia per il D. Lgs 81/08 che per il DPR 462/01).

Obbligo fino a quel momento non presente non essendo presenti dei lavoratori .

Esiste poi il caso (frequentissimo) di omessa comunicazione per semplice dimenticanza.

Nel caso di mancata denuncia il quadro sanzionatorio di riferimento ha dei tratti da chiarire anche per gli addetti ai lavori. A tal proposito si legga la sentenza di non punibilità per mancata denuncia dell’impianto di terra [Cassazione Penale, Sez. III – Sentenza n. 12360 del 1° aprile 2005 u.p. 1° marzo 2005 – Pres. Papaia – Est. Mancini – P.M. (Conf.) Galasso – Ric. Buonocore)] che ha ribaltato ciò che due precedenti sentenze della Cassazione avevano stabilito e ribadito, e precisamente che anche dopo l’entrata in vigore del DPR 462/01, la mancata denuncia e le successive mancate verifiche all’impianto di terra nei luoghi di lavoro possono essere sanzionate.

Dal punto di vista esclusivamente empirico posso dire che non mi è mai capitato di vedere un datore di lavoro sanzionato per ritardata denuncia dell’impianto di terra.

Tutto ciò premesso è necessario operare come segue:

  • Comunicare alla ASL o ARPA territorialmente competente ed all’INAIL copia della dichiarazione di conformità. Nell’ipotesi di modifiche sopraggiunte all’impianto nel corso degli anni sarà allegata una dichiarazione di rispondenza (DI.RI) relativa a tutto l’impianto ad opera dell’ultimo soggetto che è intervenuto.
  • Dal momento che l’impianto è in esercizio da un periodo di tempo maggiore della periodicità della verifica è necessario procedere immediatamente con la verifica periodica da parte di un Organismo Abilitato

Giova ricordare che l’omessa verifica di legge determina il rischio di:

  • sanzioni amministrative e/o penali (D. Lgs. 81/2008 e nelle successive modifiche del D.lgs. 106/2009) a seguito di accertamenti da parte di SPISAL
  • la perdita della tutela assicurativa INAIL nel caso di infortunio di origine elettrica (DPR 1124/65)
  • la revoca dell’agibilità, per le attività soggette a controllo dei VV.F (incendio di origine

elettrica)

  • la perdita dell’eventuale diritto al rimborso assicurativo privato.

Il Responsabile Tecnico – Ing. Massimiliano Paparelli

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